Lavanderie a gettoni

Ieri mattina sono andata a lavare i piumoni in una lavanderia a gettoni che c’è qui vicino. Negli scorsi giorni ero andata a dare uno sguardo alla lavanderia a gettoni su corso Garibaldi, per capire quale delle due avesse i prezzi più bassi.

Percorrendo corso Garibaldi, si arriva ai vecchi lavatoi pubblici di Perugia, che ora sembrano solo un giardinetto chiuso da un cancello. Due anni fa ero andata in quella zona per provare la telecamera e mi erano rimaste in memoria una decina di foto salvate in JPEG. Per qualche motivo che tuttora ignoro, sono rimaste sul mio desktop.

Fare una lavatrice, a Perugia, costa cinque gettoni. Ogni gettone vale un euro.

Ho cambiato una banconota in cinque gettoni e sono andata a farmi un giro.

Al primo anno, a Bolzano, Irene viveva in una casa bellissima, tutta di legno, in una mansarda senza lavatrice.

Ogni tanto la accompagnavo alla lavanderia a gettoni e poi camminavamo avanti e indietro lungo il Talvera aspettando la fine del lavaggio. Dovevamo spostare tutto nell’asciugatrice e poi tornare ancora. In fin dei conti, era anche divertente.

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Vecchi lavatoi che non sembrano tali

In Belgio non avevo la lavatrice e una volta a settimana mettevo tutto in un trolley e attraversavo la città per fare il bucato. La lavanderia era lontanissima ma c’erano sempre persone affascinanti. Alcuni restavano lì con un libro, ad aspettare la fine del lavaggio. Io entravo nella libreria lì accanto e poi arrivavo fino al cinema, a guardare le locandine. Come in un vecchio film. 

Mentre scrivo mi accorgo che se tornassi a Namur non saprei orientarmi per bene. Forse mi perderei, come mi perdevo i primi giorni, quando cercavo ancora di avere un bell’Erasmus.

A Berlino, nel 2011, accompagnai le mie colleghe a lavare i piumoni a Rosenthaler Platz. Lì c’erano le lavatrici praticamente dentro un bar e potevi aspettarne la fine mangiando torte buonissime. Il proprietario, un tipo strano, cercava di convincerti a fare decine di cicli di asciugatrice.

Quando tornai a Berlino presi una casa a Wedding per due settimane; non avevo la lavatrice e approfittavo della lavanderia per sfruttare la connessione internet. Ogni tanto ci andavo portando solo il computer; c’erano dei tavolini e tanta, tantissima gente, piena di borsoni. Ci trovavamo a fissarci, a fissare schermi, a fissare libri, giornali, centrifughe. 

Di fronte c’era la sede della Anonyme Alkoholiker e li guardavo uscire immaginandomi le storie.

La lavanderia di ieri era minuscola e dentro c’ero solo io. Costava più delle lavanderie che frequentavo. Metteva un po’ tristezza. Non mi sembrava, come mi sembravano le altre, un porto di mare.

Dopo la laurea stavo scrivendo una specie di libro che aveva moltissimo a che fare con le lavanderie a gettoni.

Ieri sera mi sono messa a cercare le bozze tra le cartelle del pc.

Rileggendo, ho ripensato a tante cose e mi veniva un po’ da piangere.

In senso bello, però.

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Un pensiero su “Lavanderie a gettoni

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