Sette mesi in sette foto

Il mio cellulare non sa fare le foto. Ma soprattutto, non supporta lo zoom. Uno strazio. Se gli gira (molto) bene, è in grado di inventarsi una sorta di white balance. Perdendoci sei ore e mezza, si regolano ISO e diaframma (ahahah). Potete chiedergli un balletto, una riverenza; lo zoom no.

Però ogni tanto, se non ho altro sotto mano, lo uso comunque. In realtà con celli faccio un sacco di foto, perché le voglio tenere lì, tutte in memoria, per vedere quando è successo cosa.

E anche perché, nonostante tutti i propositi, non ho ancora comprato una macchina fotografica seria. A volte uso quella di Francesco e passarsi le foto è uno stress.

Questo è il 2016 secondo la memoria del mio telefono.

Su per giù, potrei anche dire che è abbastanza completo. Su per giù

Gennaio , Barcellona

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A fine gennaio io e alcuni miei compagni di classe siamo partiti per una memorabile gita a Barcellona. La verità era che volevamo pagare un volo Pisa – Barcellona due euro. Ora, uno potrebbe chiedersi se ha senso andare a Pisa da Perugia, ma va beh, c’erano i voli a due euro. Era un po’ come quando io e Marina andammo a Stoccolma e dormimmo in aeroporto. O quando per raggiungere il Portogallo facemmo uno scalo di tre ore a Madrid. Gioventù.

Comunque, andare a Barcellona è stata un’ottima idea. Ho visto cose belle, staccato dalla routine, ingurgitato più uova in quattro giorni che in quattro anni di vita.

A Barcellona c’ero già stata con le mie amiche nella nostra prima vacanza da amiche.  Nella mia cameretta di Perugia ho una foto con Irene in un posto dove bevemmo una sangria buonissima. Ci siamo io, Irene e i miei capelli scandalosamente lunghi. Su una chiavetta, a Perugia, ho delle foto bellissime di Barcellona con i miei compagni di classe che vorrei stampare e attaccare accanto alle altre foto per coprire il muro spugnato sulla testa del mio letto. Non sono ancora riuscita a stampare nulla.

Febbraio, Berlino

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Il 25 febbraio vagavo sotto la neve berlinese stanchissima e felice. Grazie a quella manciata di giorni, per la prima volta, ho guadagnato dei soldi facendo la giornalista. Ho rivisto persone, rivisto posti; avuto tanta paura di non voler più tornare a casa. Invece puf, niente scenate isteriche, nessuna crisi di identità. Tornare a casa è stato bellissimo. Ormai mi sembra solo di avere tante case; passare da una all’altra non è per niente difficile.

Questa foto l’ho scattata mentre mi riposavo, perché nevicava troppo e avevo le mani gelate. Non vedevo nulla. Poi sono entrata a bere una tisana in un posto dove hanno biscotti buonissimi e mobili assurdi. Due bambine giocavano a terra. Facevano la lotta coi cuscini.

Marzo – non pervenuto

Di quel mese, sul telefono, non è rimasta alcuna traccia. C’è stato un turbinio di impegni più o meno sensati, una matassa di servizi che non riesco a districare.

Forse in quelle settimane io, Francesco, Alice e Gianluca siamo finiti ad un improbabile concerto tributo per David Bowie con assurdi gruppi e presentatori allucinati. Forse era prima. Forse era dopo.

Altri eventi memorabili non mi vengono in mente.

Aprile, festival del giornalismo, gente in fila per il panel di Mentana

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Aprile vuol dire fine della scuola, e ve ne ho già parlato qui.  Però c’è stato anche il festival del giornalismo che è un po’ difficile descrivere a parole. L’anno scorso, forse, mi sono divertita di più. Senza dubbio, quest’anno, mi sono divertita comunque.

Nella foto (scattata per mio padre, su commissione), gente in fila per ascoltare Mentana, San Costanzo intento a benedirli, luci brutte.

Maggio, scoprire Roma

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A maggio e giugno non ho mai trascorso un week end a casa. Ho esplorato angoli di Roma che conoscevo già, angoli di Roma che non avevo mai visto. Una mattina – era la mia prima mattinata libera – io e Francesco siamo andati al mercato di Porta Portese, poi a Trastevere, poi sul Tevere, poi al Ghetto Ebraico, lungo i fori, poi al posto dove lavoravo che era in un luogo bellissimo. La cosa che più mi è piaciuta del mio stage, era riempirmi gli occhi di Roma tutte le mattine. E passeggiare per Villa Celimontana.

Bonus track, 2 giugno

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Il due giugno mattina dovevo andare a lavoro e la metro era chiusa; ho camminato da Termini al Circo Massimo sgomitando tra i giapponesi e i loro teleobiettivi. Ad un certo punto, nel mezzo della calca, ho alzato il cellulare e scattato sta roba senza vedere.

In primo piano, la capoccia di uno che mi dava le gomitate; sullo sfondo, un palo della luce e un qualche corpo delle forze armate. Senza la telecronaca di Rai Uno non li distinguo.

Giugno, Infiorata

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A giugno sono successe un’infinità di cose. Sono andata a Napoli per il mio compleanno, ho visitato i musei Vaticani in notturna, ho pranzato a Garbatella con Cristina in una giornata super rilassante. Se state rosicando, sappiate che il mio paesello adesso ha un sindaco Cinque Stelle. Così, per riequilibrare il Karma.

A tutti questi accadimenti dedicheremo dei post a parte. Per il momento ci concentriamo su un altro evento, e cioè l’Infiorata, che quest’anno è stata superspeciale. Ora, a essere pignola, dovrei dire che l’Infiorata era a maggio; ma siccome da quando ne ho memoria è sempre stata a giugno (e soprattutto, poiché avevo settecento foto per maggio), la spostiamo simbolicamente un mese dopo.

Per anni dell’Infiorata non mi è importato nulla. Ma siccome sono in fase “riscopriamo le radici”, adesso mi piace tantissimo. Quest’anno sono venuti a vederla anche Francesco, mia cugina e il suo ragazzo.

Mi fratello faceva la guardia all’altarino sfigato da cui il vescovo fa la predica.

Non siamo saliti sul terrazzo, abbiamo guardato le grotte dei fiori.

L’anno scorso ho fatto delle foto più belle, quest’anno ero impegnata a essere felice e meravigliarmi.

Luglio, oltre le apparenze

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Questa è una pianta di rosa di mia madre che io e mio fratello pensavamo di aver ucciso. Ieri è spuntato un nuovo bocciolo.

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Un pensiero su “Sette mesi in sette foto

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