On se dit qu’à 20 ans on est le roi du monde

Volevamo andare al cinema, una sera, per vedere un film francese – Piccole bugie tra amici. Lo davano a Bolzano,  al Capitol, sala 2. Ore 20:15.

So dirlo con precisione perché ce l’ho, quel biglietto, attaccato in camera, su una bacheca. Il film al Capitol – sala 2 – quella sera non c’era e ce ne era un’altro – in sala 2 – ambientato in Russia. Sulla cultura Merja. Silent Souls, due persone in macchina, che attraversano la Russia, per seppellire una persona, secondo la tradizione, “facendo il fumo”, parlando di quella persona, dei ricordi , perché non muoia mai, perché sopravviva –  l’amore.

Con loro – in macchina – c’erano due uccellini in gabbia.

Alla fine del film eravamo contente, quasi più contente, di aver visto quello, non il film che avevamo scelto all’inizio.

Quando vivevo a Bolzano dicevo che io, dopo la laurea, avrei vissuto a Berlino o in  qualunque posto grande. Almeno un milione di abitanti. Quando vivevo a Berlino, dopo la laurea, credevo che lì avrei vissuto per sempre. Quando fai programmi l’imprevedibile stupisce e finisce che sei più contenta, perché ora conosci la cultura Merja.

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Ho passato due giorni con le mie Amiche – la mia famiglia per quattro anni – che sento ogni giorno e non vedevo da un anno. Ogni volta ci sediamo insieme ed è come se avessimo appena smesso di commentare quel che era accaduto due minuti prima.

Da più di due anni non posso sedermi attorno al tavolo di uno studentato per raccontare le stesse cose, per commentare quello che abbiamo vissuto. E sembra ieri che c’era statistica 2, che avevamo vent’anni e a Bolzano non succedeva nulla, che “andiamo all’uniparty”, che “facciamo una cena con tutti”, che “l’ho visto, stava con una, non mi ha salutato”, che davamo i soprannomi, che c’era la faida, che contavamo le ore passate in biblioteca, che la birra al Nadamas, che “che facciamo?”, che “di che colore metto lo smalto”. Facevamo shopping quando l’università ci abbatteva, compravo un vestito a settimana, non avevo occasione per indossare quei vestiti, mangiavamo senza carne, senza lattosio, senza mille altre cose, se c’era anche Maria.

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Ora senza carne ci mangio solo io, non compro un vestito da mesi, parliamo dell’Isis, del velo, di quanto siamo orgogliose di Martina che ha già firmato un contratto di lavoro vero; della laurea specialistica, dell’emanciparsi, del “metterò mai su famiglia?”, del “farò mai il mio lavoro dei sogni?”, delle nostre vite, delle nostre relazioni che sono vere relazioni e non dei drammi. Parliamo del passato, parliamo del futuro. Progettiamo costantemente cose insieme.

Con la mia vita di casa ho accantonato il futuro: se vedo gente, parlo solo di passato.

Con le mie amiche vere, di futuro, non smetterò mai di parlare, perché non le ho vicine ma sono il mio presente.

Averle qui due giorni è stato allineare tutti i piani della mia vita. Stupirmi di quanto è bello il caso inaspettato che sconvolge i piani. Essere fiera di noi, piccole donne, che ci lamentavamo di un esame impossibile,che ci sentivamo insoddisfatte. E invece vedi, abbiamo scoperto la cultura Merja. Siamo tutte incredibilmente bellissime.

Ci sono cose che contavano un sacco, che non contano più nulla. Ci sono cose che continuano a contare, che acquistano sempre più valore.

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Ieri ho visto la città che vedo tutti i giorni con altri occhi. Ho raccontato una routine, che a volte sembra pesante, rendendomi conto che è la cosa più bella che mi sia mai accaduta. A Piazza IV Novembre – ho messo troppe maiuscole – mi sono chiesta come facessi a vivere in mezzo a tutta questa bellezza senza mai accorgermene, senza soffocare di felicità. Si può scoppiare, di felicità?

Ho comprato una collana, ieri, a 2 euro e 50. Al mercatino dell’usato. Da Fantasy bijoux,  a Roma – diceva il cartellino sbiadito – costava 110 mila lire. Chi sa in quale anno. C’era un ragazzo, oggi, con una scatola piena di scatole di fiammiferi. Di lire – diceva una scritta sbiadita – ne costavano 5. Un signore li ha pagate 4 euro e 50.

Perugia un tempo era il punto di partenza di una lunga marcia che una volta all’anno ci portava ad Assisi. Oggi è un groviglio di vicoli dove posso portare le mie amiche per condividere con loro un pezzetto di tutto quello che mi rende felice.

Cattura

Piccole bugie tra amici io non l’ho ancora mai visto. 

(A volte dimentichiamo di colpo un dettaglio, un soprannome.  Ma se spremiamo le meningi assieme ci torna sempre in mente.)

Assisi, 29 novembre, 2015.

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