Wilma, la prova costume! (Ma anche la clava, insomma…)

Da quando vivo da sola, ho avuto 34 coinquilini. Di tutti i tipi. C’erano amanti dei gatti, maniaci della vodka, giovani esploratori, aspiranti giardinieri e  fan del duce. In Belgio dividevo il bagno con otto persone. Nella mia prima casa a Berlino mi ritrovai con due austriache adorabili e cinque armene psicopatiche che andavano a lavoro di notte in minigonna sui pattini. Ho avuto la fortuna strabiliante di trascorrere ben tre settimane con una simpatica fanciulla isterica munita di amante sessantenne. In un palazzo pieno di bimbi turchi, che giocavano in cortile 24 ore su 24.

Un giorno sono tornata a casa e i miei coinquilini belgi, simpatici energumeni da 90 kg l’uno, guardavano in tv il matrimonio di William e Kate, commentando gli outfit degli invitati e spettegolando al telefono con le mamme. Gli stessi coinquilini davano feste per gente che non conoscevano e dormivano in corridoio almeno due volte la settimana, perché da ubriachi non riuscivano ad aprire la porta delle loro stanze.

Avevamo una cucina con divano sfondato. La pulivo solo io quella cucina.

Ho avuto anche coinquilini straordinari, per carità. Attualmente convivo con delle ragazze deliziose, ho diviso appartamenti con le mie migliori amiche e ho conosciuto grandi amiche condividendo appartamenti. Sulle mie esperienze di coinquilinaggio, però, potrei scrivere un libro. Che diventerebbe un best seller tra gli psichiatri desiderosi di fare pratica.

Chi non amerebbe curare sociopatici che si chiudono a chiave in camera e si scusano se un giorno hanno usato un tuo piatto? Chi rinuncerebbe a convincere una nullafacente che i soldi, di default, non crescono sugli alberi? Chi ha impartito lezioni sui metodi contraccettivi a venticinquenni mai usciti di casa? Per carità, ho le mie stranezze, e per dovere di cronaca dovrei raccontarvi di quella volta in cui io e Cristina provammo a insegnare a Ildi, la nostra coinquilina ungherese, come pronunciare la celebre frase “spaco botilia” per spaventare vicini molesti. Ma era una cosa innocente e estemporanea.

Ildi d’altronde sapeva stare allo scherzo. Giunta in sostituzione della sociopatica, felice come una pasqua per il suo erasmus, ospitava fidanzati e amiche che si addormentavano sorseggiando bicchieri di vodka. Ildi aveva un tostapane che fece entrare me e Cristina nel tunnel dei toast. Ci ispirò la favolosa ricetta del riso con funghi e piselli in scatola del Despar, antidoto a tutti gli hangover del mondo.

Friggeva, Ildi. Con la stessa frequenza con cui Celeste, la mia coinquilina argentina, mangiava sei tipi di carne diversa in un solo pasto. Ogni giorno. Ma come posso giudicarle, dopo aver visto gente (i belgi!) divorare spaghetti conditi con latte e Nesquick? Come posso criticare la dieta di qualcuno dopo aver sentito dire, con la massima serietà, che “Heute ist Miracoli-Tag”?

Vivo in Umbria, patria delle norcinerie, e nessuno vuole accettare la mia dieta priva di carne. Il mio ragazzo pensa che i maiali morti per sfamarci vadano nel paradiso dei porcellini, dove li attendono 72 vergini. Quando mi guarda sconsolato mentre condisco l’insalata, non riesco a non pensare alla mia vita con S.

S. ha vinto il titolo di coinquilina matta preferita. Una matta buona, che non faceva male a una mosca. L’ho conosciuta che era vegana, ma stava diventando fruttariana. Non riuscendo a sconfiggere la sua dipendenza dalla pasta al ketchup e burro di arachidi, si faceva seguire da un guru che veniva a casa nostra 3 o 4 volte la settimana, per spiegarle l’importanza di mangiare frutta caduta dagli alberi che lui le avrebbe procurato alla modica cifra di 23 euro al chilo. Per ritrovare l’armonia, le consigliava di dividere in ordine cromatico le cose che mangiava. Avevamo un frigorifero bellissimo, ma a volte S. spaccava tutto perché peccava mangiando Pringles alla cipolla.

In quei momenti volevo bene a B., la coinquilina che se ne era andata lasciandole il posto. B. era una giovane donna di Colonia, allegra e spensierata, che stava scrivendo la sua tesi e per un mese non è uscita di casa. Si nutriva solo di pizze surgelate, e ne accumulava i cartoni a formare una torre. Per accogliere i visitatori, diceva. Anche B. era un po’ matta, ma tutto sommato mi stava simpatica. Nel suo complesso mi sembrava normale, anche se sognava di lavorare nel marketing. Di vendere vini crucchi. In Israele.

L’altra notte, non so perché, l’ho sognata. Diceva che viveva in Cina e combatteva per l’Isis. Allora l’ho cercata su Facebook, perché non mi compare mai in bacheca e dovevo sapere cosa fa nella vita, oltre a condividere link contro la Grecia. Insomma, B. è a Tel Aviv. Non mi sembra abbia adottato abiti consoni agli insegnamenti del califfo. Vive con altri tedeschi, parla solo tedesco e ovviamente non vende vino. Però fa la dieta paleo. E la sponsorizza. Perché gli uomini primitivi erano fighi e muscolosi, come ci mostrano i cartonati con il ritratto di  Ötzi.

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Lui è Ötzi, da grande vuole fare la mummia e i modelli di Dolce e Gabbana gli spicciano casa

Per diventare come loro, vale la pena eliminare i carboidrati e mangiare solo carne, anche a colazione. Carne cruda? Arrostita su un fuoco acceso con due pietre? Ma certo che no! Hanno inventato la tecnologia. E meno male, così possiamo produrre dei simpatici biscotti con zucchero, carote e nocciole da tritare con il bimby. Perché che fai, vivi nelle caverne e non hai il bimby?  E un profilo instagram pieno di  orrori    paleoleccornie? In fondo, per dimagrire, basta evitare l’olio, che fa malissimo. Concessi solo mojito e patatine fritte.

Qualcosa mi dice, però, che le patatine fritte siano uno sgarro. Come le Pringles alla cipolla di S. Il cerchio si chiude!

And I think to myself, what a wonderful world!

P.S. Per chi non ha mai varcato i favolosi confini del regno di Angela, Miracoli è un kit per preparare spaghetti al pomodoro, composto di spaghetti, pomodoro liofilizzato, parmigiano che scade nel 2026. Non va in frigo e costa un rene. E scade nel 2026. Il mondo, a un tratto, non sembra più così wonderful.

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3 pensieri su “Wilma, la prova costume! (Ma anche la clava, insomma…)

  1. Solo chi ha condiviso casa (o camera) può capire certi drammi.
    Rivedo spesso con le mie ex coinquiline e ridiamo un sacco ricordando i vecchi tempi, però..quante storiacce ci portiamo ancora in giro.

    PS io sono a quota 32 coinquilini e milioni di litri di birra, per far la vita meno amara!

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