Can anybody find me inchiostro simpatico sul webbe?

Quando lavoravo a Berlino, cercavo blog per collaborazioni e dopo qualche tempo non sapevo più come scovare nuovi siti. Allora inserivo parole a caso su google e arrivavo fino a pagina 50 chiedendomi come fosse possibile associare una lista infinita di siti pornografici a  chiavi di ricerca innocenti come “gattini grigi giocano felici”. Mi accorgevo, spesso, che i blogger pubblicavano elenchi di keyword assurde con cui venivano trovati, e io leggevo affascinata meditando sui profondi misteri degli algoritmi dei motori di ricerca.

Poi, un giorno, ho aperto un blog anche io; e ho scelto un nome assurdo, in barba a tutte le menate sul SEO che mi avevano messo in testa per un anno. E dopo mesi… sorpresa! La gente ha iniziato a trovarlo facendo ricerche sul web. “Incidenti di percorso”, pensavo io. E invece no, ci sono almeno 500 persone che ci sono arrivate così. Sono una blogger normale, quale gioia! Anche io potrò scrivere un post idiota deridendo le altrui ricerche, fingendo di non essere una che googla “mal di gola influenza aviaria” o “amicizia finita, è normale star tanto male da simpatizzare con Fitto che è triste perché in fondo voleva bene a Berlu?”.

Quindi, per dimostrarvi che chi cerca “sentimenti con la z” trova inchiostri simpatici, vi aprirò il mio cuore e il mio archivio, sperando che un giorno Google la smetta con ‘sta buffonata dei termini di ricerca sconosciuti. Perché io voglio sapere cosa cercate quando sbarcate qui. E che alla privacy ci pensi Obama!

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Come sopravvivere a uno stage – la nuova serie

Mary Poppins, uno dei miei spiriti guida sul podio della triade dell’infallibilità, sosteneva canticchiando che “in tutto quel che devi fare il lato bello puoi trovar”. Quindi insomma, si può gioire anche di 4 ore sui mezzi pubblici o del caldo torrido di Roma a MAGGIO. Ricorderete, forse, di quando avevo appena aperto il blog e blateravo su come si potesse sopravvivere a uno stage inumano in una start  up. Stage in mezzo ai pazzi, sfruttati e con la paga da schiavi. Mai, a quei tempi, avrei immaginato di poter scrivere un post sul “lavoro” gratuito in un’azienda pubblica italiana. Mai, a quei tempi, avrei immaginato che stage potesse voler dire anche “noia, non fare nulla, neanche le fotocopie” .

Perché non mi schiavizzate spremendomi come un limone? Perché mi dedicate la stessa attenzione che riservo al ficus benjamin nelle scale di mia nonna? Cos’ è questa stregoneria? Le nevi si scioglieranno e i testimoni di Geova si convertiranno all’Islam? Mia madre vi chiamerà tutti a casa per convincervi che stirare è irrilevante?

Dopo una settimana di pendolarismo e malinconie, mi è tornata in mente il mio modello di infanzia Mary e le sue canzoncine piene di entusiasmo, che mi hanno spinta a cercare gli aspetti positivi di quanto sto facendo, portandomi a gioire di vittorie minuscole tipo “yeah, ho imparato a strisciare correttamente il badge e ad entrare nei tornelli al primo colpo, come sono intelligente, dov’è il mio zuccherino?” o a dedicare sorrisi esagerati a vecchi cui cedo il posto che si offendono perché ho ceduto loro il posto.

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