Coming of age sui regionali Perugia-Foligno

Durante l’Erasmus, mi misi a seguire un corso di antropologia culturale. Così, a caso. La verità è che il mio piano di studi offriva la possibilità di sostenere un “esame presso altra università” che poteva voler dire qualunque cosa, anche “architettura e statica delle palafitte” o “come rubare i Kinder Bueno a Andrew Howe“(seminario di punta delle facoltà di scienze della comunicazione  delle merendine di ogni dove). L’importante era fuggire in un altro ateneo.

Una figata, insomma. Quindi, come dicevo, mi iscrissi a questo corso, pensando di andare a fare ricerche sulle ultime tribù del Congo Belga. INVECE, mi ritrovai in gita al museo delle civiltà colonizzate dal Belgio, con l’ordine di contraddire tutto ciò che usciva dalla bocca della guida. Guida che nella fattispecie era una povera ragazza al primo giorno di lavoro, che sommersa dalle nostre obiezioni si mise a piangere, dichiarando colpevolmente di essere una donna bianca caucasica razzista. Continuo ancora a chiedermi che fine abbia fatto.

La mia professoressa di antropologia culturale era una vecchia pazza coi capelli biondo platino e le collane dai colori improbabili, che diceva hitlér e mussolinì e mi ha insegnato una serie di cose interessanti. Il primo giorno affibbiò ad ognuno di noi un classicone della materia, da leggere e presentare successivamente in classe.  A me toccò in sorte “L’Adolescence à Samoa” di Margarémì. Quando scoprii che sta povera crista era americana, e che il libro si intitolava Coming of age in Samoa, ci rimasi malissimo.

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Margaret Mead tenta di integrarsi con la popolazione locale vestendo i panni di Barbie Summer of Love

Margaret Mead veniva da una famiglia di quaccheri, divenne antropologa perché glielo disse Ruth Benedict e chiese la tesi a Boas, che le propose di farsi un giretto alle Samoa per parlare di sesso con la gioventù locale. Per sei lunghi mesi ho sognato che il mio relatore  mi dicesse “orsù, mia protetta, vola a Bali e discuti con i marmocchi delle loro aspettative sui fondi pensionistici privati”. Ma i tedeschi, evidentemente, hanno uno spirito di iniziativa limitato. E si lasciano angustiare dalla crisi.

La nostra Margaret, invece, viveva lontana dalla spending review e non ci pensò due volte a farsi una vacanza ai tropici fingendo di studiare. Poiché le capanne non l’allettavano, se ne andò a vivere tra gli agi a casa dell’ambasciatore e schiavizzò un povero interprete che la togliesse dall’impaccio di imparare la lingua. Ben presto, quelle burlone delle samoane capirono che non ci voleva molto a prendere in giro una tizia dai discutibili look con coroncine di fiori e per farsi due risate, inventarono storie à la Melissa p. sulla loro presunta libertà di costumi.

“Ma tu guarda, queste fanciulle provano esattamente quello che io vorrei dimostrare nella tesi. Se sei cresciuta lontano dall’Occidente che ti opprime, sei felice e fai tanto sesso. Mille cuori. Arcobaleni. Gattini!”

La brava Margaret, senza star lì a verificare troppo, riempì un bel libro di racconti fantastici: fu così convincente che il volumetto divenne un best seller. Trent’anni di elogi e poi, un bel giorno, arriva uno studioso a dire che “beh, io ho trovato una delle ragazzine intervistate e mi ha detto che ha raccontato un sacco di bugie”. Iniziano a presentarsi una serie di samoani indignati che sostengono che no, le loro sorelle non sono tutte bagasce. Si crea un pandemonio e la povera Margarét smette di essere una antrostar. Sipario, applausi.

Ofu Island in American Samoa

Io ho fatto l’Erasmus a Namur e Maragarémì qua (spot the differences)

La mia prof con Margarémì era crudelissima. Scuoteva il suo caschetto biondo platino come neanche Raffaella Carrà e iniziava grandi prediche sul metodo e i punti di vista. Io però vi confesso che la capisco. Quante volte, nel mio piccolo, ho scritto paper/pezzi di tesi attribuendo miei pensieri a poveri autori che non avevo mai letto e che probabilmente la pensavano in modo totalmente diverso?

Quante volte non sapevo trovare qualcuno in grado di supportare la mia logicissima affermazione e cercavo un tizio sufficientemente sconosciuto dalla bibliografia della pagina di Wikipedia cui far dire “se la pensione integrativa costa troppo, da giovane non ti passa manco per l’anticamera del cervello di farla” a pagina 443? Quante operazioni del genere abbiamo giustificato con la cara vecchia scusa del “tanto il mio professore non se ne accorgerà mai, mica si guarda la bibliografia completa!”.

E credete che i luminari autori delle fonti cui ci abbeveriamo non abbiano mai adoperato trucchi del genere traendoci tutti in inganno? (L. Bibliografiosky, 1934, p. 38) Pensate a questa poverina che doveva scrivere una tesi in spiaggia. Poteva forse star lì a verificare? Cosa le sarebbe accaduto se tornava a mani vuote? Magari voleva semplicemente prendersi il pezzo di carta, mica ci pensava che un giorno l’avrebbero studiata alle università.

Per non parlare, poi, le difficoltà che si incontrano nel confrontarsi con un mondo impenetrabile come quello degli adolescenti. Per il bene della scienza, l’altra sera, ho provato ad analizzare giovani pargoli su un regionale Perugia-Foligno delle 18:30. Giovani pargoli che almeno sulla carta discutevano in italiano. E non ci ho capito niente. E non ho neanche dieci anni in più di loro.

La persona più normale era uno zingaro con le borse del Lidl che incontro ogni volta che prendo il regionale Perugia-Foligno delle 18:30, e che ogni volta mi chiede “Passa a Spollo?”. Il resto della fauna è costituito da giovanissimi che tornano da un pomeriggio di sfascio nella grande metropoli (PERUGIA) e altri giovanissimi che si preparano a una notte di sfascio (a FOLIGNO PROVINCIA DI PERUGIA). L’ambiente in cui sei cresciuto influenza davvero il tuo modo di vedere la vita?

Sarebbe colpa delle prime pagine del Corriere dell’Umbria se la tua massima ambizione diventa imbucarsi alle feste al Cantiere? La mancanza di mare ti spinge a fare selfie nel bagno della stazione, con espressioni discutibili e la signora delle pulizie sullo sfondo? I padri gelosi non c’erano solo al Sud? Perché delle quindicenni si infilano nelle orride toilette dei regionali in minigonna e ne escono coperte come le sorelle di Jihadi John? Incontrare pellegrini che adorano San Francesco porta a tifare Juventus e ascoltare dei rapper improponibili?

Se vivi nella regione in cui girano Don Matteo finisci per vantarti con gli amici di conoscere Mariano di Vaio? Possibile che tra un mucchio di studentelli dell’alberghiero di Spoleto il più sano di mente sia il diciottenne con figlia di tre anni, che campa sui treni tentando di rifilare ai passeggeri orridi braccialetti cuciti dalla moglie? Come hanno fatto a ridursi così? Hanno usato troppo il minimetrò? Sono i fumi dell’Ast? I baci Perugina?

Io, Margaré, ci rinuncio. E ti capisco. Ora mi siedo e aspetto l’interprete (e le coroncine con i fiori).

(C’è tanto razzismo in questo post che Salvini, I feel you, qua mi sospendono l’account)

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