Lo spiegone

Non so se lo avete notato, ma ultimamente mi capita spesso di abbandonarvi per settimane senza dare segnali di vita. Poco prima delle vacanze di Natale avevo promesso 15 post in poco meno di 20 giorni e sì, non ci credeva nessuno, però mi è dispiaciuto non arrivare neanche a-che so- un 7, un 8. Parliamo del mio blog, in fondo, ci approda gente cercando “la casa del nonno di Heidi è a Bolzano”, “Agnese Renzi va al mercato”, “era solare, era vero, era pazzo”, “blu notte chi lo conduce”.

Qui si rischia di rankare per la parola “scie chimiche” quindi ecco, mi sembra il caso di tornare a rimpolpare queste pagine, per farvi compagnia con i miei splendidi deliri. In questi giorni sono stata provvidenzialmente attaccata da un virus che mi ha costretta a letto con un turbante attorno alla testa, realizzato seguendo fedelmente i tutorial su youtube dei terroristi dell’Isis di giovani arabe bellissime e devote.

Ho passato ore a fissare il soffitto, a commentare le dirette di Mentana con me stessa, perché non potevo parlare, a prendere nota del fatto che tutti gli inviati dei telegiornali italiani girano con il piumino e che non ha senso che il mio professore di giornalismo televisivo ci obblighi a indossare cappottini per fare gli stand up.

Bevevo tè verde del pam a 99 centesimi con miele al mandarino überbio comprato per una cifra folle da un apicoltore di Assisi che si sentiva una divinità; e sì, lo so, sono scema, ma io mi lascio abbindolare sempre dai venditori di miele bio. Anche se non dovrei. Quando ero abbastanza lucida per fissare uno schermo, scrivevo post per inchiostro simpatico.

Ne ho scritti sette. Sette. Lo giuro. E continuo a cancellarli. Perché non so, ho paura che nel mentre vi siate dimenticati di me, vi aspettiate una cascata di novità, che ho fatto i soldi, sono in giro per il mondo, sono diventata presidente della repubblica, ho comprato un’isola, mi sono sposata, sono stata rapita dai rettiliani, ho scelto le musiche del video per il ritorno alla lira del movimento 5 stelle.

E invece, non è successo nulla di tanto eccitante.

Magari ho anche dimenticato come si scrive, non vi piacerò più e aiuto, come farò, il mio posto felice  sparirà, che ne sarà di me, finirò come il mio vicino guardone a fumare sigarette e spendere i miei risparmi per un televisore gigante fisso h24 su Canale 5. Oppure non ci saranno tragedie e semplicemente tornerò a sparare idiozie tra queste pagine. Non posso saperlo. Per tagliare la testa al toro, perciò, ho deciso di buttare giù un lungo e noioso post di recap.

Voglio fare con voi quello che la primavera fa con i ciliegi Stanis ci spiega magistralmente in questo video. Non perché siate vecchi, intendiamoci. Ma perché credo vi siate persi un po’ di pezzi per strada.

Di base, sono una di quelle persone che trovano nel dolore un grande catalizzatore di creatività. Se sono depressa, mi chiudo in me stessa e scrivo tantissimo; trovo consolazione nell’idea che altri mi leggeranno, che dei blogger altrettanto depressi che mi diranno “wow, come sei brava, seguiamoci, amiamoci”. Noi che abbiamo un blog siamo un club di depressi nostalgici. Non so bene perché. So solo che quando sono felice, non trovo più il tempo per far sapere al mondo quanto mi sto riempiendo di gioia. Ed è un peccato, perché potrei essere più vivace e propositiva e dire cose altrettanto belle.

Ecco, in questi mesi sono stata felice.  Non sempre eh. Però non ho avuto un attimo per pensare a essere triste. Il che, forse, è anche un bene. Mi sono alzata presto, ho aspettato autobus, ho rischiato la morte su una strada piena di tornanti percorsa da gente che non sa guidare, ho bevuto caffè, ho letto giornali.

Ho scoperto che anche stavolta mi sono trasferita in un posto in cui non succede NIENTE; fortunatamente, però, gli umbri spacciano, lasciando ai giornalisti locali la possibilità di sbizzarrirsi in fantastici titoli del calibro di “pizzaiolo, ma spacciava”, “bidello pusher vendeva droga a ragazzi” “cocainomane per arrotondare(?!!?!?!)! “, “fratelli si incontrano in un locale e scoprono entrambi di essere gay” (non spacciano però so tanto carini, dai!).

Direi che è un bel salto di qualità, rispetto ai cardellini rubati in valli sperdute. In questa regione ci sono un sacco di jazz, e con jazz, intendo treni di Trenitaglia. Sì, vero, sembra una battuta pessima su Umbria jazz. Ma non voleva esserlo. Settimana scorsa ho accompagnato una mia compagna di classe a fare foto a un macchinista e siamo entrate nella cabina-guida del regionale per Roma. Sembrerò scema, ma mi sono emozionata.

Mi sto emozionando tantissimo, ogni giorno. C’è stato un tempo in cui mi sentivo una persona cinica invece adesso mi sciolgo per qualunque cosa e  sto perdendo tutto il mio appeal teutonico. Divento scioccamente romantica. E chiudiamola qui, altrimenti vado avanti a dire frasi simili per le prossime cinque ore.

Vivo in un ambiente che mi assorbe totalmente e che ha creato un sistema tutto nuovo di riferimenti cui mi aggrappo come se tutti capissero quelle cose che in realtà capiamo in 25. Prima stavo per scrivere “voglio fare con voi quello che Socci fa con Bergoglio” e poi mi sono ricordata che nessuno avrebbe colto la citazione. Ora, se non fate la mia scuola, googlate Socci, Bergoglio, così posso usare questo tema per fare battute e voi potrete vedere la copertina più trash mai concepita dal genere umano.

Nel nostro mondo, ci sono mafiosi che diventano persone degnissime, esponenti di Al Quaeda disposti a trattare in cambio di rotoli di carta igienica, vescovi di Baghdad e di tuuutte chiesssse, momenti in cui ci si deve ricordare di cose, cose che impazzano, Perugie che pvrimeggiano, cani che ballano.

Siamo folli, me ne rendo conto. Ma ci sono follie che rendono felici.

L’anno scorso, in questo periodo, camminavo ore intere, da un capo all’altro della città. Ora non riesco a camminare per ore, perché mi mancano delle ore libere. Però ho fatto delle passeggiate, tante, in vicoli antichi e pieni di archi.

Un venerdì, prima di Natale, ero sull’autobus con Giulia e Marco, e Marco mi disse “chi sa cosa scriverai, un giorno, della tua vita a Perugia”.

Non so cosa scriverò, un giorno, della mia vita a Perugia.

In questo giorno, intanto, riesco solo a scrivere che la mia vita a Perugia mi rende tanto felice.

 

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