Did I tell you?

Certi fatti te li ricordi bene, altri invece per niente. Forrest Gump è il film che ho visto più volte in tutta la mia vita.

Da piccola mi permettevano di restare sveglia fino a mezzanotte solo quando c’era Via col vento in tv, perché mi esaltavo tantissimo e impedivo all’intera famiglia di vivere se mi avessero mandata a letto prima di sapere che domani è un altro giorno.

A volte, di notte, volevo alzarmi per finire i libri che leggevo, poi ero troppo pigra e stavo a letto inventando storie strampalate che dimenticavo.

La cosa che più mi piaceva di Berlino era l’abbondanza di bancarelle con libri usati a meno di due euro. Il primo libro che ho letto in tedesco era un libro italiano tradotto in tedesco.

Il primo libro che ho letto in francese è “Le vieux qui lisait des romans d’amour“, che altro non è che Sepulveda tradotto. Sepulveda venne a parlare all’università di Bolzano. La sera prima c’era stata una festa ma noi ci andammo comunque. In aula magna non c’era tantissima gente. Da Oliviero Toscani, invece, i posti erano tutti occupati.

Un paio di anni fa ho lavorato ai centri estivi del comune di Bolzano, e ogni mattina facevo una camminata di tre quarti d’ora con Martina per arrivare alle scuole cui ci avevano assegnate. C’era il sole ancora basso che diffondeva luce attorno alle montagne e io pensavo di vivere in uno dei posti più belli del mondo.

Quando ero triste, a Bolzano, prendevamo le centrifughe con lo zenzero nei bicchieri storti del bar del Museion.

Una volta abbiamo bevuto le centrifughe sedute a terra in riva al fiume e ci siamo portate i bicchieri a casa. Io avevo il cuore a pezzi. Martina aveva una foto di quel giorno, in camera sua.

Non sopporto essere fotografata. Non sopporto l’idea di incapsulare momenti più belli di altri in un’immagine che sbiadirà con gli anni.

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C’era una ragazza russa che era in Erasmus e mi chiese di farle da modella per un servizio fotografico. Passammo sette ore insieme, lungo il fiume, parlando di cose personalissime come se ci conoscessimo da sempre. Bevemmo vino in un bar e la proprietaria non ce lo fece pagare. Vidi tantissime foto di una bellissima donna che non potevo essere io,  con i capelli ricci e un vestito dei colori dell’autunno, in mezzo a foglie rosse e arancioni. Quelle foto non me le diede mai più.

Un week end andammo a Bologna puramente a caso, e alla fine io e Isabel restammo a vagare per strada da sole. Poi entrammo in un bar dove suonavano musica assurda e restammo più di un’ora sedute a bere birra.

Una volta la Ring funzionava solo fino a Tempelhof, e io tornai a piedi a casa mia inventando strade che non avevo mai fatto. C’era l’alba e ci misi tre ore. Guardavo case illuminate di rosa e sentivo che non me ne sarei mai andata di lì. Poco più di un anno dopo mi persi su un bus, arrivai a Tegel e raccontai le mie pene d’amore a una hostess di German Wings, che tra l’altro mi diede degli ottimi consigli.

Il sabato prima dell’esame di statistica eravamo tutti in hangover pesante ed entrò Nicola nella nostra stanza coi libri sotto il braccio e una bottiglia di birra in mano. Gli urlai “Nico, stammi lontano, quella roba per me incarna il male”. Non ricordo più se quel giorno studiammo o meno.

Dopo la mia laurea restammo qualche giorno a zonzo per Bolzano. Non avevamo orari, iniziavamo a bere di mattina, mangiavamo quando capitava, andavamo nei posti che ci piacevano di più. Cristina girava con una coperta e Carlo scattava foto.

Qualche mese prima Isabel e Rosa fecero il limoncello coi limoni di Sicilia. Cenammo tutti nel nostro appartamento e restammo parlare di argomenti improbabili.

In InteRail finimmo a Coimbra in un giorno di agosto in cui non c’era nessuno. Camminavamo tra le sedi vuote delle varie facoltà mentre io pensavo che sarebbe stato proprio bello mollare tutto e trasferirmi in Portogallo. Facemmo un aperitivo nell’unico bar aperto, che aveva solo birre e noccioline salate. C’erano una coppia padre figlia che parlava italiano e raccontò una storia incredibile che adesso non riesco a ricordare. Silvia mangiò un panino da McDonald’s, l’unico posto aperto; poi andammo in ostello a vedere le Olimpiadi. Se non sbaglio, giocammo a Shanghai.

Da piccola perdevo sempre quando giocavamo a Monopoli. Ho studiato economia e continuo a perdere sempre ogniqualvolta giochiamo a Monopoli.

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Alle elementari, una volta, feci un disegno con dei soldati che urlavano “finalmente è morto Milošević“. Mio fratello, alle elementari, ritraeva spessissimo le torri gemelle.

Le inquadrature di Bin Laden nei discorsi pubblici sono fatte malissimo.

Ogni anno, il 30 dicembre, scrivo discorsi alla nazione fingendo di essere il presidente della Repubblica.

Spero di diventare una giornalista anche solo per poter rispondere “il servizio patetico con L’anno che verrà come colonna sonora” a chi mi chiederà cosa faccio a Capodanno.

C’è stato un giorno in cui ho pensato che non valeva la pena star lì a pensare a quello che avrei voluto fare, era meglio prendere semplicemente quello che capitava e rassegnarmi al sentirmi sempre incompleta. Stavo ascoltando un disco dei Velvet Underground e da una pagina di Wikipedia  scoprii che Nico è sepolta a Berlino. Presi 6 mezzi di trasporto e andai in un cimitero in mezzo alla foresta a mettere un fiore sulla sua tomba. Le lasciai anche tre righe scritte col rossetto dietro uno scontrino.

Mi piacciono i tram, l’acqua che scorre, le nuvole quando si trasformano di continuo.

Immerfort zu werden und niemals zu sein. 

Vorrei essere nata in montagna, oppure vicino al mare. Scrivo senza lasciare tanto spazio tra una frase e l’altra perché ho l’horror vacui come gli antichi (cit. prof di arte delle superiori).

Vorrei fare a tal proposito una citazione ὕβϱις, ma la capirebbe pochissima gente tra quella che sento ancora. Vorrei tanto essere un libro aperto da cui tutti colgono cose senza sentirsele spiegare. Le cose facili, però, io non le ho mai sopportate.

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