Die schönsten Weihnachtsmärkte der Welt?

Qualche anno fa, per sbaglio, mi iscrissi  alla mailing list dell’Ente Germanico del Turismo. Era un pomeriggio di dicembre, nell’anno nero del calendario accademico a 320 trimestri, e per tirarci su il morale, Irene ci invitò a partecipare al fantastico concorso “vinci 3 biglietti per i mercatini di Natale più pelli di tutta Cermania“. Ovviamente non vincemmo un bel nulla, ma da quel giorno i “visit paesino di venti anime in mezzo al nulla” sono diventati più frequenti dei “firma la petizione per salvare le balene/ i gattini / il muro di Berlino/ i bambini ammalati di robe che farebbero saltare dalla sedia dottor House”.

Anche in questi giorni, quindi, mi trovo sommersa di classifiche sulle bancarelle davvero imperdibili, sui luoghi invasi da Lebkuchenduft, sugli artigiani che creano decorazioni che apparentemente sembrano piene di  erba cipollina, ma che a quanto pare sono fatte di rami di abete. Riconosco che nell’immaginario di certa gente, parole del genere possano scatenare una gioia pari a quella degli amministratori di Informazione Libera di fronte all’ennesimo link sul gruppo Rothschild che pilota le nostre scelte al ristorante.

La mia persona, però, riserva ai mercatini lo stesso odio che il perugino medio prova per Eurochocolate: da quando sono sbarcata a Bolzano, infatti, l’infausto fenomeno si è palesato in tutti i laghi e in tutti i luoghi, trasformando la mia diffidenza nei confronti del Natale in una sincera paura ansiogena.

In Alto Adige, a partire da metà novembre, orde barbariche  migliaia di turisti si riversano per le strade alla ricerca di dolci e addobbi trash; ci sono i tedeschi in giacca di pelle e napoletani con doposci e bastoncini per il nordic walking. Appena scendono dagli autobus, perdono  la capacità di muoversi in ambienti affollati: così, un povero sventurato che deve raggiungere la stazione armato di valigia, impiega mezz’ora per percorrere un tratto di strada che normalmente completa in dieci minuti, ritrovandosi mille lividi in zone improbabili del tronco e delle gambe, a memoria imperitura di una battaglia che francamente non ci meritavamo.

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Inizialmente, è tutto così nuovo da sembrare quasi divertente: cannella everywhere, Glühwein, posti che all’improvviso si animano, gente ovunque e musichette improbabili. C’è da perdere la testa, da radunare tutti gli amici e partire per allegre spedizioni in giro per tutti i Weihnachtsmärkte dei dintorni: perché che fai, non vai a Merano a vedere i Krampus o a Bressanone a smerciare cartoline di Benedetto XVI a tema natalizio?! Poi, un bel giorno, scopri che il vin brulé si fa anche in casa, che il presepe inquietante davanti al duomo di Bolzano è una tortura troppo crudele anche per Guantanamo, che è davvero triste sapere che tantissimi cavalli vengano costretti a scarrozzare dei bambocci esaltati per le cinque strade in croce del centro.

Nel giorno della mia laurea, mi diedi una grossa pacca sulla spalla complimentandomi per la prospettiva di un Natale lontano da turisti e mercatini: vado a vivere a Berlino, nelle grandi città nessuno allestisce ‘sta roba da bavaresi in pensione. Quanta ingenuità, amici miei. Nelle grandi città non c’è un solo mercatino, ce ne è uno per quartiere. UNO-PER-QUARTIERE. Il peggiore è quello di Alexanderplatz, che ha preso fuoco un paio di giorni fa (purtroppo devo dichiararmi estranea ai fatti, ero a montare servizi improbabili, ho i testimoni). Lo scorso anno (oddio, non era ieri?) avevo fatto una gitarella a Spandau, dove c’è un mercatino che devo definire a malincuore fighissimo, e dove girando per le stradine hai effettivamente l’impressione di finire in un paese incantato in cui regna la gioia, l’ammore e tutti sono felici.

A Spandau. Non a Perugia. Ora qualcuno mi spieghi perché nell’anno in cui Simona arriva in Umbria l’amministrazione comunale decide che è giunto il momento di “ricreare le atmosfere del Nord Europa in Corso Vannucci”. E di grazia, vi risulta che in Nord Europa ci siano gli arancini e i cannoli siciliani? Vi sembra che qualcuno, in Italia, abbia bisogno dei coltelli finlandesi? Chi comprerebbe mai i cappelli a forma di testa di animale, a parte il mio ex compagno di corso Alex che vagava con la faccia di un lupo tra i capelli da ottobre a fine giugno?

Cosa ho fatto io di male per assistere allo spettacolo del trenino rosso di Umbria Mobilità che rischia di investire ignari passanti sgommando a velocità folle in mezzo ai vicoli del centro? Datemi un motivo plausibile per sopravvivere a tutto questo. E consigliatemi un buon calmante, perché nella piazza di GENZANO DI ROMA hanno montato quattro bancarelle sfigate di legno; e io vi odio tutti, quasi quanto il tipo di Tiziano Ferro che gli nascondeva le principesse nel castello.

Credo comincerò a non mangiare fin da ora per avere abbastanza danaro da fuggire alla Hawaii con la famiglia Obama, a cantare Last Christmas sorseggiando cocktail sulla spiaggia. Vuoi firmare una petizione online e donarmi 5 euro? Clicca qui (Sì, ma i marò?)

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