Ce lo chiede Irene: un post sui selfie

Qualche sera fa sono uscita per Genzano con i miei amici degli scout; erano anni che non vedevo tutti i miei amici degli scout, ed erano anni che non uscivo in orario serale per Genzano. Un momento così, lo capirete anche voi, meritava una foto degna di questo nome. Ma chi poteva scattarci una foto ricordo, in una piazza semivuota e piena di individui sospetti? Il braccio da papà Gambalunga di mio fratello, naturalmente, e un cellulare in modalità autoscatto.

Quando penso ai selfie, in verità, mi viene in mente proprio una cosa così: un gruppo di persone che immortala un bel momento con un semplice autoscatto. Nell’immagine compaiono tutti, non si scomoda nessuno, non si rischia di passare due ore a scegliere l’individuo adatto a ricevere il nostro prezioso apparecchio elettronico: semplice e veloce. Vittoria per noi.

I selfie se li fanno le star durante la notte degli Oscar, i Papa Boys con Papa Francesco, Bruno Vespa coi suoi ospiti in campagna elettorale, Angelona con calciatori e coppa del mondo, gli sposini giappi sui belvedere di Firenze. Secondo Matteo, se li fa anche l’Europa. E la marmotta che confeziona la cioccolata.

Sui selfie, in questi mesi, ho sentito dire delle cose assurde: alcuni, ad esempio, sostengono che gli autoritratti pittorici altro non fossero che selfie ante-litteram. Lo spacciatore di Matteo, evidentemente, sta diventando popolare, ed è a un passo dall’acquisto di una Ferrari.

Secondo i ricercatori oral-B   l’’American Psychological Association, invece, la selfite sarebbe un disturbo mentale a tutti gli effetti, che richiederebbe interventi cognitivi-comportamentali e terapie psicanalitiche per colmare le gravi lacune a livello di autostima nascoste dietro l’origine della malattia.

Le-pose-di-Renzi-per-selfie-allEuropa-620x330

La vignetta l’ho raccattata da http://www.postik.it

Giorni fa leggevo statistiche spaventose sui numeri di chi si fotografa mentre guida automobili; la gente, per scattare e condividere selfie, muore. La gente, pur di condividere selfie, rischia di perdere tutti gli amici perché, perdonatemi, cosa me ne faccio delle vostre 400 foto davanti allo specchio in bacheca? Ridateci i gatti e i video di Matteo Montesi, che almeno ci facevamo due risate.

Google mi dice che ci sono circa 36 milioni di risultati in meno di un secondo per la parola selfie; io non vorrei essere il numero 36 milioni e uno, ma siccome non siamo qui a fotografare scie chimiche, abbiamo lanciato la nuova moda del post on demand, e la mia amica Irene mi ha chiesto qualche riga sul dilagare del fenomeno. Quindi andate e prendetevela con lei e i suoi contatti di Facebook disadattati; che la colpa è loro, ecco!

Io intanto comincerò col dire che personalmente non ho nulla contro gli autoscatti; i primi esemplari della storia risalgono ai tempi delle camere oscure (qui sotto ne ammirerete uno della Gran Duchessa Anastasia, quella del cartone che ci dice “i comunisti sono cattivi”), gli emo si fotografavano allo specchio anche tre anni fa, e al di là delle mode del momento, credo che tutti, nel corso della vita, ci siamo serviti del prezioso strumento in una riunione di famiglia (zio corri, che scatta tra dieci secondi).

Niente di nuovo sotto il sole, insomma. L’autoscatto lo abbiamo sempre usato, Narciso si contemplava nel laghetto, la Regina di Biancaneve voleva sentirsi dire ogni giorno che era lei la più bella del reame. Se fossero esistiti oggi, probabilmente, si sarebbero rovesciati una secchiata d’acqua in testa con la  scusa di fare donazioni per la SLA, postando il video su tutti i social network.

Perché è proprio qui che troviamo il nocciolo della questione, nel fatto che ormai ci bastano un cellulare e pochi secondi per conquistarci i famigerati quindici minuti di gloria su Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest, su quello che vi pare. Strumenti dalle potenzialità infinite, che mi piacciono un sacco, ma che ammettiamolo, talvolta ci sfuggono di mano.

Quando pagavamo i rullini, nessuno si metteva a fotografare le noccioline all’aperitivo; a volte non posso bere il mio spritz fin quando interlocutori vari non l’hanno immortalato e condiviso in rete. Tuo figlio mangia la pappa? Foto sui social. Hai cucinato una torta? Foto sui social. Hai passato l’esame? Foto sui social. Hai comprato il vestito che ti piaceva? Foto sui social. Piove? Foto sui social. C’è il sole? Foto sui social. Sei al mare? Gambe sui social. Stai uscendo di casa? Foto sui social.

selfie2

Ed un selfie, vola via, quando viene dice-ee-mbre (la Gran Duchessa Anastasia su http://www.courrierinternational.com)

In mezzo a questa giungla di foto, converrete con me, i selfie non sono che una parentesi, una corrente di quel fenomeno che ci porta a cercare una legittimazione virtuale delle nostre esperienze concrete. Per alcune persone non ha senso mangiare senza condividere il momento in rete. Per quanto mi riguarda, i 300 selfie di conoscente X mi innervosiscono proprio come le 700 foto di conoscenti y e z che si baciano in un album da 900 istantanee tra i tamarri di Ibiza.

La realtà, talvolta, diventa un’appendice della realtà virtuale, laddove dovrebbe essere l’esatto contrario. Una sindrome del tamagotchi portata all’estremo delle conseguenze. In parte ne siamo vittime tutti, chi più chi meno. L’importante sarebbe fermarsi. E ammettere di avere un problema. Perché sì, chi posta tre selfie al giorno potrebbe essere tacciato giustamente di narcisismo ma, altrettanto giustamente, di insicurezza.

Ho assistito, poche ore fa, a una discussione sotto la foto del sedere di una conoscente. A una sua amica che avanzava critiche, la signorina rispondeva con un “sei solo invidiosa“, “se avessi il mio fisico lo faresti anche tu”. Non è questa la sede adatta per parlare del rapporto (pessimo) che ho con la mia immagine fotografata. Credo però che se mi sentissi davvero bellissima, non avrei bisogno dei commenti di qualche vecchio bavoso sotto una foto profilo di Facebook.

Se sento il bisogno di fotografarmi in ogni momento del giorno, anche a costo di espormi a pericoli, qualcosa che non va c’è. Se invece di tenermi quelle foto in un cassetto le condivido cerco indubbiamente delle conferme. Mi immergo in un mondo in cui domina il culto dell’immagine, un culto dell’immagine che è un mix di narcisismo e insicurezze.

Insomma, il discorso è complesso e fa parte di un discorso, quello sui social, ancora più complesso. Non sono proprio nessuno per affrontarlo nei dettagli, ma non posso deludere i fan  Irene, quindi leggetevi in tutta leggerezza i miei deliri e gioite della fotina della giovane Anastasia. E ricordatevi che in medio stat virtus. Che dovrebbe averlo detto Aristotele, ma secondo me glielo hanno attribuito i romani traducendo l’Etica Nicomachea. Ah, sti giornalisti!

Annunci

Have your say =)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...