Cultura generale

Durante gli ultimi mesi dell’ultimo anno di liceo, una tremenda malattia si abbatté indiscriminata su tutti i miei compagni di classe, mietendo più vittime di un’ epidemia d’ebola; all’improvviso, così dal nulla, accanto ai libri per la maturità iniziarono a spuntare le pubblicazioni di Alpha Test, i corsi pomeridiani per ripassare biologia, le leggende (?) sui famigerati raccomandati che entravano misteriosamente nella facoltà X, le crisi di panico di fronte al favoloso mondo della risposta multipla.

La febbre del test d’ingresso si diffuse rapida e isterica, coinvolgendo collateralmente anche chi sarebbe potuto restarne immune. Io che neanche pensavo di farmi annoverare tra le schiere dei medici (deludendo tutti i fanatici dell’assioma “vai così bene a scuola, farai medicina, no?!“), degli architetti (che dio ce ne scampi e liberi) o dei vari professionisti della sanità, e che mi guardavo con cura dalla possibilità di entrare in qualunque corpo armato dello Stato, me ne stavo ubbidiente ad osservare il massacro, ringraziando felice la mia buona sorte.

Sapevo di quanto fossero subdoli quei test, conoscevo le domande passate alla storia per la profondità dei temi trattati (chi ha vinto Amici di Maria De Filippi? Qual è il gusto più famoso del chiosco di grattachecche della signora X?), ma onestamente, ero convinta di aver saltato a piè pari una catastrofe cui tanti miei coetanei erano stati destinati… che ingenua! Che tenera! Che voglia di abbracciarmi!

Per una serie di motivi che non vi starò a spiegare, quell’adolescente che viveva nella beata ignoranza dei problemi futuri, si troverà nelle prossime settimane a sostenere un esame di CULTURA GENERALE. E vi giuro che prepararsi a un test di cultura generale a quattro cinque (lacrime) anni di distanza dalla maturità è IL MALE. Sentendomi sola e sperduta, e non sapendo da dove approcciare il sapere universale, ho cominciato fin da subito a misurarmi con i quiz di vecchi concorsi. E ragazzi, scusate, ma io ci voglio scrivere un libro su questa roba: non mi divertivo così da mesi.

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Tanto per cominciare, i test interattivi online innescano un meccanismo di sfida che crea in poche ore assuefazione, portando gente malata (tipo la sottoscritta) a compilarne a ripetizione fino al momento in cui si crolla sfiniti all’una di notte col cervello che implora pietà. Alcuni siti malefici hanno le faccine (le faccine) che ti dicono “bravo, 87 domande su 100, ma se ti sforzi puoi fare di più” tipo tua madre che chiede “quanto hai preso?” “otto” “ma c’è qualcuno che ha preso nove?” “sì” “e tu perché non hai preso nove?”. Oppure ti dice “no, non ci siamo, 33 su 50, sei BEN LONTANO dall’avere una conoscenza generale dei vari argomenti, impegnati”. Che chi ti credi di essere faccina maledetta? Mostrami il Nobel avanti! Ecco, lo sapevo che non mi dovevo fidare! Zero tituli!

E qui vi voglio, perché la storia di zero tituli mi è tornata in mente grazie a un mirabile test che chiedeva quale allenatore avesse fatto di recente il gesto delle manette, riesumando la figura di Mourinho dal dimenticatoio in cui l’avevo confinata. Perché amici, non c’è nulla da fare, le domande di attualità dei vecchi concorsi tirano fuori impietose il peggio della società italiana dei primi anni zero.

Era necessario ricordarmi di un Mastella ministro italiano della giustizia? C’è forse qualcuno che serba una vaga memoria della riforma Fioroni? Quanti punti perdo se racconto il momento “taci, brutto ignorante, c’ho ragione io” di fronte ad un  “attualmente Karol Wojtyla viene riconosciuto dalla Chiesa Cattolica come”… Io c’ero quando si sono accollati sulla sua canonizzazione eh! Spinoza ci ha fatto uno degli speciali più belli di sempre, e tu non me lo dici che sbaglio perché nel 2012 era beato. Non lo accetto!

Poi riemergono anche cose belle, come Alfredo Miloni che si ferma al chiosco del porchettaro e consegna in ritardo le liste elettorali, mettendo a rischio la partecipazione della Polverini alle Regionali del Lazio. Per me quell’evento è strettamente collegato al video più bello della storia dell’uomo, che vi metto qui e vi IMPONGO di guardare perché vi avverto, piangerete come non mai.

Poi ci sono le domande del ciclo “non è Francesca“, che ti fanno scoprire cose impensabili su personaggi che credevi di stimare; seguono i professionisti della confusione che traducono in italiano i nomi di poveri stranieri, reinventandosi dei Gian Paolo Sartre e dei Tommaso Moro che di grazia, da dove li avete tirati fuori? Spero gli eredi vi citino per danni.

A questo punto, credo che i tempi siano maturi per porgere le doverose congratulazioni agli autori dei quesiti impossibili (chi era re del Marocco nel giorno in cui il ministro degli esteri tedesco e il presidente della repubblica francese si incontrarono per discutere di cose a caso nell’anno y? Chi ha vinto l’Oscar per la migliore sceneggiatura nel millenovecentosettordici? Dove si trovava Mao Tse-tung  il 30 febbraio 1907? ) e ai paladini del “oddio, ma mi stai prendendo in giro?”. Perché capita, fin troppo spesso, di trovarci di fronte a una cosa tipo “di che regione era Dante Alighieri?”. E lì, sappiatelo, è drama.

L’unica cosa che mi è rimasta delle lezioni di matematica dell’università è l’immagine del prof che col suo accento russo ( ❤ ) ripete “il trucco c’è”. Quindi non può essere così semplice, probabilmente io non lo so, ma Dante è nato a Torino. Vero però è che l’insegnante in questione diceva anche “it’s einfach, nicht zweifach“. Quindi a cosa devo credere? Allo stomaco, al cuore, al cervello?

Dove vado, chi sono, chi è Tommaso Moro, dove sfocia il Biferno e dove nasce il Tevere? Ma soprattutto, in che giorno è finita la guerra in Vietnam? Io che non lo sapevo vado a nascondermi e a giocare con una pagina a caso di Wikipedia, nel tentativo di farmi infondere la scienza. Voi guardate il video, e ricordate sempre che nessuno è salvo perché gli esami non finiscono MAI.

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