Cose che invidio ai bambini tedeschi

La Simona di un tempo stava alla maternità come Antonio Razzi sta all’Accademia della Crusca. Per anni ho pensato che sfornare marmocchi si sarebbe rivelata una catastrofe di proporzioni immani, come un autobus carico di Testimoni di Geova che prende d’assalto il tuo citofono alle sette del mattino di una domenica di pioggia.

Poi la sorte mi ha obbligata a condividere lo spazio vitale con le biomamme latte-macciato di Prenzlauerberg, e pian piano mi sono ritrovata a lanciare sempre meno maledizioni nei confronti di quei piccoli esserini biondi. I bambini tedeschi sono BELLI. Io sono fermamente convinta che tutti i bambini del mondo siano belli, ma quelli tedeschi sono adorabili, fissano i miei capelli e parlano tedesco. Ancora oggi, talvolta, mi ritrovo ad ascoltare incantata i discorsi di treenni capaci di usare i trennbare Verben senza esitazione; che segreti potrà mai avere il mondo per uno che a tre anni ha assimilato il meccanismo dei trennbare Verben?

L’altra sera guardavo Das weiße Band e ho quasi pianto di commozione per la scena in cui Martin entra nello studio del padre stringendo la gabbietta con l’uccellino, e col visino più triste e dolce del mondo esordisce con un “Herr Vater, ich hab eine Bitte”. Come si può non voler bene a un bambino che parla tedesco?

Se potessi scegliere, rinascerei mille volte dove sono nata. Eppure ci sono delle cose che invidio tantissimo ai bambini tedeschi, e che credo andrebbero offerte a tutti i bambini del mondo. E siccome sono una persona gentile, vi risparmierò la fatica di scovarle da soli lasciandovene qui un elenco completo. Siete pronti a sognare ad occhi aperti?

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I parchi giochi

Avete mai osservato un parco giochi in terra teutonica? Anche il più sfigato dei quartieri della più sfigata delle periferie offre ai suoi piccoli ospiti delle giostre meravigliose che mi fanno lanciare gridolini di gioia. Castelli, dinosauri, altalene stupende, percorsi colorati, robe non meglio identificate che permettono di eseguire una serie infinita di acrobazie. Io passerei ore ad ammirare i parchi giochi berlinesi! Persino gli scivoli grigi tra i Plattenbau emanano un fascino che mi ipnotizza, che si fonde armonicamente con l’ambiente circostante… e va beh, qui potrei andare avanti per ore, perché delle cose così non ce le hanno nemmeno in Alto Adige; e io che consideravo la Mecca del divertimento le quattro altalene di Villa Ferrajoli ad Albano Laziale, non posso che piangere, lasciarmi incantare e serbare tanta invidia nel cuore.

A scuola in slittino

Sono nata in un posto che mi ha privata per sempre della possibilità di vedere la neve. Ho sognato per anni di poter giocare su una coltre bianca, di tirare palle di neve, di fare pupazzi, di pattinare ma niente, nella mia vita passata devo essere stata un feroce dittatore che non si meritava questa gioia. Per tre interi inverni ho atteso con ansia la neve a Bolzano, ma le mie aspettative sono state puntualmente deluse. Ironia della sorte, ho sperimentato tristemente gli inverni meno nevosi della storia del Belgio e della Germania. Ciò non toglie che, sia pure per pochi giorni, ho potuto osservare un miracolo che non credevo fosse possibile. Ad ogni angolo della strada, nelle stazioni dei tram, sul marciapiedi come nei parchi, frotte di genitori si trascinavano dietro adorabili bambini in slittino. Il mio cuore, in quei momenti, rischiava di scoppiare. Se mai dovessi avere la malsana idea di riprodurmi, avrò cura di farlo in un posto in cui potrò portare la mia prole a scuola in slittino. Possibilmente per molti mesi all’anno.

Un esercito di bevande

Tre cose al mondo sono infinite: l’universo, le puntate di Beautiful e la mia perplessità di fronte al successo della Coca Cola. Fin dalla più tenera età, mi sono ritrovata a detestare con tutto il cuore la bevanda simbolo del capitalismo. Non mi piace la Coca Cola, non mi piace la Fanta, odio la Sprite, guardo con sospetto qualsiasi bevanda gasata. Tollero a malapena i succhi di frutta zuccherati, infatti a casa bevo solo spremute di arancia e Apfelsaft 100 per 100 frutta. Quando da bimba andavo alle feste di compleanno, morivo puntualmente di sete perché nessuna mamma pensava mai ad inserire nel buffet una misera bottiglia d’acqua. Se fossi nata in Germania, patria della Fritz Cola, del Kiba e del Capri-Sonne, sarei sopravvissuta agli eventi sociali senza soffrire come un viandante nel deserto. E nessuno mi avrebbe guardata male per aver chiesto innocentemente “ma l’acqua del bagno è potabile?”

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Il sistema immunitario

Ring Bahn, domenica mattina. Un neonato gattona allegramente sul pavimento sporco di birra del vagone devastato dopo i bagordi del sabato sera. La madre lo guarda beata mentre chiacchiera sorridendo con una sua amica. Agosto 2013, treno Amburgo-Brema: un giovane papà raccoglie da terra un pezzo di uovo sodo per cederlo al figlioletto di forse due anni. Quando ero piccola mi avevano proibito categoricamente di stare scalza nei luoghi pubblici; negli spogliatoi della palestra, ragazze e signore girano allegramente a piedi nudi, facendo la doccia senza infradito. Mi sono informata con cura, e pare che le verruche non siano un’emergenza sanitaria in Germania. Se a cinque anni giocavi felice in maglietta in pieno inverno, cosa vuoi che sia una broncopolmonite in età adulta? Ai bambini tedeschi invidio profondamente il sistema immunitario; spero che i miei eventuali figli possano svilupparne uno altrettanto efficiente.

La rupe di Sparta

Gli spartani buttavano giù dalla rupe i bambini troppo deboli; in un Paese in cui tutti sono estremamente politically correct, fare una cosa simile sarebbe uno scandalo. Meglio tenersi il pargolo deboluccio e fortificarlo a posteriori con un’educazione degna dei migliori campi di sopravvivenza (vedi sopra). L’infante si lancia dall’altalena e cade? Il padre, invece di aiutarlo, lo deride e gli impone di alzarsi. Un bambino tedesco che si fa male frigna finché la mamma non gli dice di tacere. Poi tace. I capricci si fermano su comando. Sapete la storia che dopo aver mangiato non si può fare il bagno se no ti viene un congestione e muori? Qui sembra non conoscerla nessuno. L’ultimo giorno del mio corso di tedesco ho fatto il viaggio con una coppia nonno-nipote che doveva andare allo zoo; la bimbetta continuava a lamentarsi per il mal di testa, ma al “no, tu ora vieni allo zoo perché abbiamo deciso così” del vecchio si è zittita ubbidiente e ha proseguito il viaggio rassegnata. Ci stiamo ancora chiedendo perché questa nazione domina l’Europa? Guardate i loro bambini, gente, ammirateli e cambiate.

(immagini fornite gentilmente da TuTubo)

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