Le cronache di Simonarnia: la TK, la sirenetta e la casa allagata

Avete presente quelle strisce in cui Zerocalcare si scusa coi lettori perché non pubblica mai niente, e decine di adulatori gli scrivono “tranquillo, non importa, sei sempre un figo” serbando un “devi morì male, borghese!” nel segreto dei loro cuori? Io sì, purtroppo, e ho paura che questo post possa assumere quel tono.

In questi giorni ho cinquemila cose da scrivere, ma il mio cervello è in stand by e riesce solo a produrre roba da pubblicare qui. Vi giuro che mi siedo, apro i documenti Word su cui dovrei lavorare e ad un certo punto, come per magia, non so più nulla. Allora mi dico “suvvia, trasforma in parole questa cosa stupidissima che ti è appena venuta in mente”, e senza neanche accorgermene, mi ritrovo ad ubbidire.

La verità è che non riesco più a capire in che direzione stia andando la mia vita, cosa voglio farne e dove sarò domani; sto dormendo in troppi letti, perché cambio città ogni due giorni e non faccio neanche in tempo ad ambientarmi che devo già ripartire. Quindi non chiudo occhio, sono stanca, non mi concentro, mi sento nervosa; ci provo a stare a galla, ma non ci riesco. Mi ero promessa di tornare a Berlino, non toccare alcolici per un mese, di andare a correre, di studiare tre ore al giorno, di scrivere e crearmi una routine in cui non fosse necessario vedere troppa gente.

E tac, un tubo ha deciso di scoppiare e sommergere d’acqua la nostra casa.

Al momento nessuno capisce che fine faremo, dove vivremo, cosa ne sarà dei miei buoni propositi, come pubblicherò i 5 post che ho appena creato visto che non abbiamo internet. A tutto ciò si aggiunge la TK, che dopo avermi spillato una somma consistente ha deciso di farmi pagare un’ulteriore somma consistente. Ho chiamato il servizio clienti per chiedere delucidazioni, e la tipa se ne uscita con un “ma sai che qui risulta che la grana non sia mai arrivata?” Di fronte al mio “waaas” ha finto che cadesse la linea e mi ha messo in attesa con la musichetta che si usa per il training autogeno.

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Credits to Sam

Mancava solo la voce che ripete “stai per sdraiarti su un prato verde in riva al fiume, ci sono tanti fiori e gli uccellini cinguettano”. Che amore mio, non so più in che lingua dirtelo, la devi fa finita ‘co sti funghetti. Me spieghi ‘ndò ‘i vedi ’st’uccellini che stamo sur raccordo (la frase, ovviamente, va letta con la voce del vostro subconscio. Se vi ritrovate con un “maa cosa dici, qui a Sudtirol ci sono solo mucche in prati, con qvueste noi fa yogurt di Mila” lì c’è la porta, è stato un piacere).

Dicevamo, quindi, sto mandando un sacco di maledizioni all’intero sistema sanitario tedesco, mi sto chiedendo chi abbia mandato maledizioni alla sottoscritta, sto prendendo decisioni senza pensarci troppo (male, male, MALISSIMO), ho aperto dopo anni un link all’Espresso.

Ho una spiegazione però. Mentre combattevo con il computer di un internet point pieno di turchi intenti a urlare su Skype, mi è apparsa sulla bacheca di Faccialibro una fantastica raccolta di gomblotti del Movimento 5 Stelle. E vi prego, leggetela che è favolosa (chiaramente linkare all’Espresso è contro la mia etica, però vi ho dato abbastanza elementi per ritrovare facilmente l’articolo in questione).

La mia dichiarazione preferita è quella sulla Sirenetta che esiste davvero. Un cuoricino per Dibba, che sulla carne un po’ ha ragione. E il cammino degli illuminati made my day, ça va sans dire.

A questo punto, credo, avrete un quadro più o meno completo della mia situazione; quindi, dolcissime persone che mi hanno cercata nelle scorse settimane per chiedermi “ci beviamo un caffè quando scendi?”… Beh, io nel profondo del mio animo volevo vedervi, ma dico sul serio, non ce l’ho fatta. Sono cattiva, capitalista, borghese e ho fatto i soldi. Non vi rispondo più perché ormai parlo con 10 persone in croce (eppure ero bravissima a tenere i contatti, era un mio grande vanto), e se non ci sentiamo quotidianamente posso avere problemi a sparare riassunti così lunghi. Ma vi penso ancora e vi risponderò con calma, ve lo prometto.

E già che vago per la città alla ricerca di un internet point per condividere con voi le mie emozioni, mi aspetto come minimo un “tranquilla, non importa, sei sempre una figa” che celi garbatamente un “devi morì male, borghese!” qui tra i commenti (perché mi autodefinisco borghese? Lo scopriremo nella prossima puntata).

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4 pensieri su “Le cronache di Simonarnia: la TK, la sirenetta e la casa allagata

  1. leggendo questo post mi viene da consigliarti un libro, “la nobile arte del cazzeggio” di john perry.
    Niente di epocale, ma può tornarti utile.

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