Liebes Tagebuch

In questi giorni il dio della pelle morbida mi odia più del solito, e ha deciso di vendicarsi di me perché non mi strucco mai. Il che, dal suo punto di vista, sarebbe anche del tutto comprensibile; solo che per torturarmi come si deve, ha stretto un’alleanza con il dio dell’insonnia. E qui si è dimostrato davvero crudele. Perché ora va bene tutto, ma non farmi dormire come si deve per tre settimane mi pare una roba di una cattiveria inaudita: un po’ di ombretto sugli occhi e mi ritrovo a Guantanamo. Che mondo ingiusto, amici miei!

Poiché io e il sonno non siamo mai andati d’accordo, ho sviluppato negli anni una certa abilità nell’inventare attività notturne che conciliassero l’appisolamento; posso assicurarvi, quindi, che se guardate video soporiferi per più di venticinque minuti, crollate sulla tastiera del computer con Youtube ancora acceso. Io purtroppo sono un caso grave, e l’altra sera sono rimasta sveglissima anche dopo un’ora di spezzoni di Italia-Costa Rica (probabilmente le scarpine fluo e le divise arancioni dei portieri sovraccaricano il mio cervello di stimoli, altrimenti non mi spiego il motivo di questa misera sconfitta).

Un’altra tattica infallibile consiste nell’aprire casella elettronica delle newsletter (dai, non ditemi che non ne avete una), e mettersi ad analizzare i profondi testi con cui le aziende ci martellano quotidianamente; io ricevo da anni le comunicazioni di un ufficio marketing che fa una sottospecie di corso stile “blogging for dummies“. Lo scorso mercoledì ho letto una loro email e ho scoperto  di essere una pessima blogger, fondamentalmente perché inchiostro simpatico non regala certezze ai suoi lettori.

Ma voi chi siete, perché volete avere certezze, perché le cercate da me che non so nemmeno spiegarmi come l’ente germanico del turismo abbia scovato il mio indirizzo hotmail e lo bombardi di testi tradotti automaticamente su Google Translate. Se volete certezze, chiedetele a change.org, e firmate la petizione per salvare le balene, che diamine!

Il punto è che qualcuno potrebbe dirmi “ma allora perché scrivi online? Tieni un diario segreto e non ci angosciare”. Ed ecco, in effetti questa cosa me l’hanno già chiesta, e io ho risposto una roba tipo “boh, perché mi ci diverto, perché i miei amici non sanno mai cosa faccio e così lo scrivo online e non devo mandare degli allegati di 20 pagine su Facebook (dai, la chat di Facebook funziona proprio male). E poi se lo faccio per me, non ho la costanza di tenere un diario dove fissare le mie idee”.

Lo confesso, scrivo un sacco di cose, ma non so scrivere un diario.

Il mio primo diario era giallo e aveva la copertina piena di coccinelle rosse; me lo avevano regalato al mio settimo compleanno, io quel giorno avevo un vestito rosa e la coda. Lo so per certo, perché a sette anni vestivo solo di rosa, e per il mio compleanno madre non mi avrebbe mai permesso di indossare pantaloni. Mia cugina Francesca aveva sette anni in più di me e nascondeva un diario nel cassetto della sua stanza: a me sembrava una cosa importantissima avere un diario, quindi non vedevo l’ora di riempirlo di frasi e segreti. Il punto era che non avevo segreti. Mi frullavano mille storie nella testa e le scrivevo su un quadernino a fiori. Mi succedevano cose, ma non erano segrete. Quindi ci misi anni ad occupare metà delle pagine del diario con le coccinelle; era il 2000 e nacque Chiara, mia cugina piccola, che ora tanto piccola non è. Scrissi l’ultimo appunto, annunciano il lieto evento. Poi abbandonai l’idea del diario, almeno fino alle medie.

Avevo dodici anni quando mi presi una cotta per un ragazzino, e lo confidai a un quaderno blu perché non avevo delle vere amiche; avevo solo Michela, ma mi vergognavo a raccontarle della mia cotta. Mi sentivo brutta e grassa, mi prendevano in giro e mi lamentavo con Camilla. Il quaderno si chiamava Camilla, lo riempivo di immagini e parole. In quel periodo non scrivevo nulla, avevo occhi solo per Camilla. Camilla era la mia gattina, che era morta qualche anno prima. Prima che morisse Camilla l’idea della morte non mi aveva mai sfiorata; ancora oggi ho una sua foto nella mia cameretta berlinese, e una copia identica in quella di Genzano.

penna-calamaio

Al liceo ero abbastanza felice per poter accantonare il quaderno blu; pian piano scoprii il mondo dei blog, ma pur bramandolo fortemente, non ebbi il coraggio di aprirne uno. Fino a quel giorno di maggio del 2013. Ma ci ho messo mesi per venire alla luce e dargli una certa regolarità. Per amor di sintesi, possiamo affermare che sono e sarò sempre una pessima blogger.

Non so cosa voglio da me e non so cosa voglio dal mio angolo di web, insomma. Come potrei riempirvi di certezze? Apri una rubrica, mi dicono gli amici dell’ufficio marketing. Io la mia rubrica la chiamerei “ma che stai a dì“, e ci metterei Renzi che fa i selfie all’Europa, i condannati americani che diventano star del web, pirla che lancia l’hashtag #passiamonoi prima che finiscano i gironi, peppe (<3) e la disputa su Hitler e l’inno alla gioia, la favolosa dialettica dei giornalisti sportivi dell’Ansa intenti a commentare partite della Germania. Potremmo parlarne tutti insieme, una volta ogni tot, e voi tornereste una volta ogni tot ad aprire inchiostro simpatico. Ma io mi sentirei costretta e lo abbandonerei. Lo so, mi conosco.

Credo nella mia incostanza e nelle cose casuali. Tipo, avete notato che alterno da mesi un post lirico e uno stupido? Giuro che ci ho fatto caso prima, non l’avrei mai saputo progettare. Soffro di evidenti disturbi bipolari, e ora ne abbiamo le prove.

La verità è che in queste settimane di insonnia, oltre ad aver fatto ampio uso dell’opzione “una pagina a caso” di Wikipedia (scoprendo così l’esistenza del viking metal, dell’asteroide 5453 Zakharchenya e del  babbuino giallo) ho imparato a tenere un diario. Un diario dei sogni. Una cosa bellissima, che ti permette di capire perché nei tuoi incubi compaiano sempre Travaglio e Kim Jong Un, perché mi inseguono nazisti e mafiosi, perché devo sposare uomini senza volto e perché continuo a parlare tedesco con gente che non parla tedesco.

Freud era un genio, sono sicura di avervi raccontato almeno una volta la storia dell’esame di maturità e della morte onirica di mio fratello; un giorno farò un post sui miei sogni e vi parlerò della mia passione per la psicanalisi. Perché io adoro interpretare sogni e lavorare sui miei sogni.

Due settimane fa ho chiesto al mio insegnante di tedesco di darmi un compito che mi obbligasse a scrivere in tedesco. Si è messo a ridere, ha preso un foglio bianco e ha scritto in alto liebes Tagebuch. Una pagina al giorno, tutti i giorni. Gli ho raccontato che per me caro diario è Nanni Moretti sulla vespa. Gli ho descritto il sogno in cui mi arrampicavo con Irene in un castello che doveva essere l’università di Mainz per sfuggire a uno tsunami. Gli ho detto che ho una specie di diario online che non è un diario.

Però per certi versi lo è, perché è diverso dal quadernino rosso e dalle tre cartelle di file in cui archivio le mie storie. E sì, se un giorno mi dicessero “trasformiamo Inchiostro Simpatico in un libro?” io mi rifiuterei, perché qui c’è il diario con le coccinelle, e il quadernino a fiori di un tempo, quello su cui lavoro davvero, lo celo altrove.

Non so perché l’insonnia mi porta a essere così meta, non so perché ultimamente mi chiedano tutti chi sono, cosa voglio, perché scrivo, cosa scrivo, cosa voglio fare di ciò che scrivo. Ma pur essendo una pessima blogger, pur ignorando volontariamente tutto ciò che ho imparato in un anno di tirocinio, voglio tanto bene al mio pezzettino di web. E questo post, che avevo bisogno di scrivere da tanto, è dedicato solo e unicamente a lui.

Annunci

Have your say =)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...