Orchidee

Da bambina mi ruppi una gamba correndo fuori da una sala di danza; ero rimasta immobile per un mese, e in quel mese pensavo a cose tristi e all’eternità. Poco prima di cadere ero stata a San Paolo fuori le Mura e mi ero sentita soffocare da una bellezza troppo grande che si burlava di me, piccolo esserino senza significato. Mentre ero immobilizzata pensavo a quella chiesa piena d’oro, con i ritratti dei papi alle pareti, e sognavo di camminare lungo la navata, cadere e rompermi una gamba.

Siccome non potevo muovermi, veniva a farmi compagnia la mia vicina di casa. Era una vecchietta che ora è morta, che conosceva le storie di tutti e parlava sempre; quando andavamo in vacanza, innaffiava le piante di mia madre e a volte mia madre si lamentava perché le faceva morire. Mi raccontava che bisogna imparare a curare i fiori, e che una donna che non sa curare fiori non sa tenersi un uomo.

Io sono capace di far morire sei gerani in una settimana, e temo questa frase descriva pienamente la mia vita sentimentale.

Non prendo mai piante di alcun tipo, perché ho il terrore di farle morire. Perché so che moriranno, che mi sentirò in colpa e non potrò farci nulla.

Esattamente due mesi fa, però, ho ricevuto in regalo un’orchidea, e i regali non puoi rifiutarli e anche se sono piante te le devi tenere; è qui, quell’orchidea, sulla sponda del mio letto, vicino alla finestra, e mia madre continua a chiedermi ossessivamente se è viva. È viva.

Resiste al gatto, resiste a me che dimentico di darle l’acqua, resiste alla mancanza di sole. Sta lì, immobile, e mentre alcuni fiori appassiscono lentamente, ne mostra degli altri in tutto il loro splendore.

In questi giorni mi sento sola, estranea, lontana anni luce da chi mi circonda. Mi sento sola, calata dall’alto tra mille persone.  Dovrei fare cose, sono troppo inquieta per farle. Vorrei nutrire la mia anima, ma sembra lontana, estranea, sola e irraggiungibile.

Quindi la lascio lì, senza acqua, senza luce, mortificata, in attesa che qualcosa di bello si ricordi di lei. Certi fiori appassiscono, altri splendono incuranti di tutto lo splendore di cui sono capaci. Senza acqua, senza luce. In attesa di tornare a galla.

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Un pensiero su “Orchidee

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